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Bilancio di Sostenibilità: uno strumento strategico per le imprese

Il bilancio di sostenibilità è un documento fondamentale per le aziende che desiderano comunicare in modo trasparente il proprio impatto economico, sociale e ambientale. Serve a dimostrare l’impegno dell’impresa nei confronti della sostenibilità, rafforzando la fiducia di clienti, partner e investitori. Inoltre, con l’entrata in vigore della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), molte imprese sono obbligate a redigere un report dettagliato secondo gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), mentre molte altre aziende sono coinvolte indirettamente perché facenti parte della catena di fornitura.

Di fronte all’impatto delle attività umane sull’ambiente, Lisa Servizi ha intrapreso la strada della sostenibilità, integrandola nelle proprie attività dal 2024. Questo percorso si consolida con la pubblicazione del Secondo Report di Sostenibilità, un documento strategico e volontario che riflette il nostro impegno costante verso i temi ESG (Ambientali, Sociali e di Governance), espressione del nostro payoff: sicurezza, uomo, sostenibilità.

Pur non avendo obblighi normativi, ci basiamo sui principi della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e degli standard ESRS, garantendo un monitoraggio accurato e trasparente.

Siamo consapevoli del nostro limitato impatto, ma è cruciale monitorare le performance per intraprendere azioni concrete.

 I Nostri Impegni Futuri:

  • Ambiente (E): Selezionare fornitori di energia la cui produzione derivi solo in minima parte da fonti fossili, ampliare la raccolta differenziata esistente e ridurre l’uso di carta puntando sulla digitalizzazione.
  • Sociale (S): Ottenere la certificazione UNI/PdR 125:2022 (Parità di Genere) e pubblicare la nostra politica di Equality, Diversity & Inclusion.
  • Governance (G): Ottenere la certificazione UNI EN ISO 14001 (Sistema di Gestione Ambientale) e predisporre un’analisi di materialità che includa catena del valore.

Che cos’è il Bilancio Sociale e Ambientale?

Il Bilancio Sociale e Ambientale è una componente del bilancio di sostenibilità che si concentra sugli impatti dell’azienda sulla società e sull’ambiente. Attraverso questo strumento, un’organizzazione può rendicontare le proprie azioni in ambito di responsabilità sociale d’impresa (CSR), evidenziando iniziative per il benessere dei lavoratori, il rispetto dei diritti umani, l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni.

Il nostro servizio di redazione del bilancio di sostenibilità

Offriamo un servizio completo per la redazione del bilancio di sostenibilità, sia alle aziende obbligate dalla CSRD sia alle imprese che volontariamente vogliono conoscere e migliorare il proprio livello di sostenibilità. Offriamo un supporto alle aziende nella raccolta e nell’analisi dei dati, nell’identificazione degli indicatori di performance (KPI) e nella comunicazione efficace dei risultati. Il nostro metodo prevede:

  • Definizione del punto zero del livello di sostenibilità dell’azienda (gap analysis);
  • Definizione degli obiettivi ESG e delle strategie di miglioramento;
  • Redazione del bilancio in conformità agli standard normativi;
  • Supporto alla digitalizzazione e pubblicazione online.

È disponibile il Bilancio di Sostenibilità Lisa Servizi per l’anno 2024

Contattaci per avere maggiori informazioni su questo servizio

1. Che cos’è il Bilancio di Sostenibilità?

Il Bilancio Sociale e Ambientale è una componente del bilancio di sostenibilità che si concentra sugli impatti dell’azienda sulla società e sull’ambiente. Attraverso questo strumento, un’organizzazione può rendicontare le proprie azioni in ambito di responsabilità sociale d’impresa (CSR), evidenziando iniziative per il benessere dei lavoratori, il rispetto dei diritti umani, l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni.

2. Cosa si intende per ESG?

L’acronimo ESG (Environmental, Social, Governance) identifica i parametri utilizzati per valutare non solo le performance economiche di un’azienda, ma anche la sua capacità di operare in modo sostenibile ed etico. Questi criteri analizzano l’impatto ambientale e sociale insieme alla gestione aziendale, intesa come trasparenza, garanzia di pari opportunità e salari dignitosi. Tale approccio orienta gli investitori verso realtà più resilienti nel tempo e permette a consumatori e dipendenti di scegliere imprese in linea con i propri valori.

I 3 pilastri dell’ESG:

  • E (Environmental): questo pilastro esamina l’impatto dell’azienda sull’ambiente, includendo l’efficienza nell’uso delle risorse naturali, la decarbonizzazione, la tutela degli ecosistemi e l’adozione di modelli di economia circolare per ridurre gli sprechi

Esempi: Un’azienda che sostituisce le auto diesel con elettricità derivante da quota parte da fonti fossili, l’installazione di pannelli fotovoltaici sugli stabilimenti per diventare            autosufficienti a livello energetico, oppure, sostituire prodotti chimici dannosi per l’ambiente con altri meno impattanti e, ancora, un brand di abbigliamento che utilizza materiali riciclati per produrre i propri tessuti.

  • S (Social): Dimensione che valuta come l’impresa si relaziona con le persone sia internamente che esternamente, focalizzandosi sulla valorizzazione del capitale umano attraverso la tutela dei diritti, il benessere dei collaboratori e la sicurezza sul posto del lavoro.

Per esempio: un’azienda che offre asili gratuiti in sede o flessibilità oraria per favorire l’equilibrio vita-lavoro oppure che investe sull’intelligenza artificiale per ridurre il rischio di infortuni sul lavoro.

  • G (Governance): Riguarda l’integrità dei vertici aziendali, la correttezza dei processi decisionali, i processi di remunerazione e la capacità di garantire un equilibrio tra gli interessi degli azionisti e quelli della collettività.

Esempi: Garantire che nel Consiglio di Amministrazione ci sia una presenza equilibrata di uomini e donne e di diverse nazionalità, stabilire un tetto massimo tra lo stipendio del dirigente più pagato e l’operaio meno pagato, per evitare disuguaglianze, e introdurre canali di “whistleblowing” (segnalazione anonima) che permettano ai dipendenti di denunciare illeciti senza timore di ritorsioni.

3. Quali normative lo regolano in UE?

La normativa ESG è caratterizzata da un quadro in costante evoluzione.

Il percorso iniziale riguardava l’introduzione della direttiva 2014/95/ UE, NFRD, Non -Financial Reporting Directive, che ha introdotto per la prima volta la rendicontazione non finanziaria per enti di grandi dimensioni, come le banche e le assicurazioni.

La rendicontazione “non finanziaria” è un documento dove l’azienda non deve spiegare solo numeri monetari ma quanto inquina, per esempio o come tratta i dipendenti e se rispetta i diritti umani.

Una svolta decisiva è avvenuta nel 2022 con l’entrata in vigore della CSRD, sostituita dalla Corporate Sustainability Reporting Directive, volta a sostituire la NFRD ampliando i requisiti e l’ambito di applicazione della rendicontazione non finanziaria.
La nuova norma ha espanso i soggetti obbligati a redigere un bilancio di sostenibilità. Tra questi troviamo PMI quotate in borsa e grandi imprese non quotate che rispettano determinati criteri dimensionali.

4. Quali aziende sono obbligate a redigere il bilancio di sostenibilità?

L’obbligo di rendicontazione sulla sostenibilità è stabilito dalla Direttiva Europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive ), attuata in Italia dal Decreto Legislativo n. 125/2024. La normativa prevede un’introduzione graduale dell’obbligo, basata sulla dimensione e sulla tipologia dell’impresa.

L’obbligo di rendicontazione scatta in base alla dimensione dell’azienda e alla tempistica:

  • Dal 2025 (per l’anno fiscale 2024): L’obbligo riguarda le Grandi Imprese che costituiscono enti di interesse pubblico e che superano il numero di 500 dipendenti.
  • Dal 2026 (per l’anno fiscale 2025): L’obbligo si estende a tutte le Grandi Imprese che superano, per due esercizi consecutivi, almeno due dei seguenti parametri: €25 milioni di Stato Patrimoniale, €50 milioni di Ricavi Netti o 250 Dipendenti.
  • Dal 2027 (per l’anno fiscale 2026): L’obbligo coinvolge le PMI Quotate (ad esclusione delle Microimprese), con la possibilità di rinvio volontario all’anno 2028.
  • Dal 2029 (per l’anno fiscale 2028): L’obbligo si estende alle Imprese Extra-UE che abbiano ricavi netti superiori a €150 milioni nell’Unione Europea e una presenza significativa (succursale o impresa figlia) in UE.

Il Report di Sostenibilità richiesto dalla CSRD deve seguire il principio della “Doppia Materialità“.

Ciò impone alle aziende di rendicontare sia su come la sostenibilità influisce sulla performance finanziaria (materialità finanziaria) sia su come le loro attività impattano sull’ambiente e sulla società (materialità d’impatto).

La rendicontazione deve includere informazioni dettagliate su:

  • Strategia e Obiettivi: Il modello di business e i piani per la transizione verso un’economia sostenibile (es. obiettivi di neutralità climatica entro il 2050).
  • Due Diligence e Rischi: Le procedure di Due Diligence adottate e i principali impatti negativi legati all’attività dell’impresa lungo l’intera catena del valore (value chain).

Il Report deve essere inserito come sezione della Relazione sulla Gestione, redatto in formato elettronico e pubblicato sul sito internet della società, oltre a essere depositato presso il Registro delle Imprese.

5. Quali sono i vantaggi (anche se non obbligatorio)?

Anche se la normativa (CSRD) non impone la rendicontazione a tutte le aziende, pubblicare volontariamente un Report di Sostenibilità (o ESG Reporting) rappresenta una scelta strategica che genera valore su più fronti.

Il Report è una dimostrazione di trasparenza aziendale e offre diversi benefici chiave:

Migliore Accesso al Capitale e Condizioni di Credito Favorevoli

  • Investitori: Sempre più fondi e investitori scelgono aziende con buone performance ESG. Il Report funge da strumento di valutazione per indirizzare i flussi di capitale.
  • Credito: Le banche integrano i fattori ESG nella valutazione del rischio. Un buon Report può tradursi in condizioni di credito più vantaggiose, accesso a finanziamenti specifici (come i Sustainability Linked Loans) e tassi d’interesse potenzialmente più bassi.

Aumento di Competitività e Reputazione

La rendicontazione segnala l’impegno per la trasparenza e le pratiche sostenibili, migliorando l’immagine aziendale.

I consumatori sono sempre più attenti ai valori: il Report è uno strumento efficace per attirare clienti in linea con i valori dell’azienda e per ridurre il rischio di greenwashing, grazie all’uso di standard verificabili (come GRI o  ). Per rendere questo approccio ancora più solido, molte aziende integrano una rendicontazione quantitativa basata sulla LCA (Life Cycle Assessment). Questa valutazione del ciclo di vita permette di misurare scientificamente gli impatti ambientali, garantendo una comunicazione ancora più robusta, oggettiva e al riparo da contestazioni.

Migliore Gestione del Rischio e Efficienza Operativa
Il processo di ESG reporting richiede la raccolta e l’analisi approfondita di dati che spesso non vengono monitorati.
Questo permette alle aziende di gestire e anticipare i rischi legati alla sfera sociale, ambientale e di governance. L’analisi dei dati aiuta a individuare inefficienze e sprechi (es. nel consumo energetico o nell’uso delle risorse), favorendo l’innovazione e una maggiore efficienza operativa interna.

Risposta alle Aspettative del Mercato: Nonostante le semplificazioni normative (come il pacchetto Omnibus) possano far uscire alcune PMI dall’obbligo CSRD, la Commissione Europea incoraggia ufficialmente le PMI a comunicare le proprie performance ESG, cogliendo le opportunità di mercato.

La rendicontazione di sostenibilità (ESG reporting) è un acceleratore di valore per l’azienda. Mostrare la propria trasparenza e l’impegno verso pratiche sostenibili è lo strumento chiave per la crescita e la reputazione aziendale.

La redazione di un Report è un processo che richiede un approccio metodico e professionale, articolato nelle seguenti fasi cruciali:

  • Analisi Dati: Attenta raccolta e analisi dei dati relativi ad Ambiente, Sociale e Governance.
  • Coinvolgimento: Consultazione e coinvolgimento degli stakeholder (portatori di interesse).
  • Redazione: Stesura del Report seguendo standard riconosciuti (es. GRI, ESRS).
  • Comunicazione: Pubblicazione e diffusione trasparente delle performance.

6. Quali standard devono seguire le aziende?

Per la rendicontazione della sostenibilità aziendale vengono adottati i nuovi standard europei, gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), che sono stati approvati in via definitiva dalla Commissione Europea nel luglio 2023.

Gli ESRS, elaborati dall’EFRAG, definiscono le modalità, i requisiti generali e gli obblighi di informativa per la rendicontazione ESG. Il Set 1 degli ESRS è composto da 2 standard generali e 10 standard tematici: 5 relativi all’ambiente, 4 al sociale e 1 alla governance.

Aggiornamenti e Semplificazioni (al 2025): attualmente, gli ESRS sono in fase di revisione e semplificazione. Parallelamente, sono in sviluppo:

  • Standard volontari per le PMI (VSME);
  • Standard settoriali per specifici comparti industriali.

Gli ESRS rappresentano uno strumento fondamentale per organizzare e comunicare le informazioni ESG in modo chiaro, strutturato e trasparente.

Nella loro elaborazione, i principi degli ESRS hanno integrato i riferimenti dei principali standard internazionali già riconosciuti, quali i GRI (Global Reporting Initiative) e gli ISSB (International Sustainability Standards Board), oltre ad altri quadri normativi globali rilevanti .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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