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Pubblicato il 30 Gennaio, 2026

Uno studio scientifico

di Ing. Riccardo Borghetto, Amministratore Unico di Lisa Servizi

Durante un audit di qualificazione per conto di un fornitore di una delle più importanti aziende italiane, oltre alle classiche domande sulla compliance in ambito sicurezza, venivano poste anche domande sul livello di cultura della sicurezza.

Tra queste, una chiedeva se fossero presenti incentivi economici o MBO legati al raggiungimento di specifici indicatori di sicurezza, come se gli incentivi economici contribuissero automaticamente ad aumentare la cultura della sicurezza di un’organizzazione.

Dal 2009 sostengo che incentivi economici significativi legati a indicatori di sicurezza producono un effetto distorcente sui dati.

Se il KPI è il numero di infortuni dell’azienda / area / reparto, otterremo sicuramente meno infortuni registrati, ma non è affatto detto che calino gli infortuni reali.

Anzi, spesso accade il contrario, come emerso anche in molte interviste che abbiamo condotto nei processi BBS.

So che questa affermazione può sembrare controintuitiva.
Non a caso, in alcune discussioni su LinkedIn, autorevoli colleghi hanno contestato questa posizione.

Recentemente mi sono imbattuto in uno studio scientifico pubblicato dall’International Institute of Leadership & Safety Culture (IILSC) dal titolo:

Rewarding safety performance: Improving safety or maintaining beliefs?

Autori:
Fawaz K. Bitar, Diane Chadwick-Jones, Robert J. de Boer, Marcin Nazaruk, Matthew Lawrie.

Lo studio analizza la pratica di legare il bonus annuale in denaro a metriche di sicurezza, sia per i lavoratori sia per i manager.

La ricerca è stata condotta su 48 dipendenti di diversi livelli gerarchici, attraverso interviste semi-strutturate, con l’obiettivo di comprendere:

  • il valore percepito del bonus
  • l’influenza reale degli incentivi sulla sicurezza

Principali risultati emersi:

  • 26 intervistati su 27, in uno screening preliminare, hanno riportato impatti negativi degli incentivi, in particolare la sotto-segnalazione degli incidenti.
  • I lavoratori non comprendono il collegamento tra prestazioni di sicurezza e bonus annuale.
    Anche quando il collegamento è compreso, i comportamenti positivi per la sicurezza non sono incoraggiati direttamente, perché gli incentivi sono legati all’assenza di incidenti e non alle attività quotidiane dei lavoratori.
  • Emergono forti evidenze di un impatto negativo sulla segnalazione degli incidenti, sia tramite sotto-segnalazione sia tramite riclassificazione in categorie meno gravi.
    Sono state riscontrate anche altre forme di manipolazione, come:
  • inseguire metriche facili da misurare
  • “correre dietro ai numeri”
  • vero e proprio gaming dei dati

Conclusione dello studio

“La pratica contemporanea dei bonus annuali in denaro dovrebbe essere interrotta a lungo termine a causa della limitata influenza sul comportamento di sicurezza e del potenziale effetto avverso sui risultati di sicurezza,
garantendo al contempo che l’impegno verso la sicurezza sia comunicato attraverso mezzi alternativi.

Nell’articolo sono riportate anche alcune considerazioni molto interessanti, come le 4 tipologie di conseguenze indesiderate della misurazione delle prestazioni alla base dei bonus annuali in denaro:

  1. Gaming dei numeri per soddisfare le aspettative, fino alla violazione delle norme etiche
    (sotto-segnalazione, soprattutto verso la fine del periodo di rendicontazione quando la soglia degli incidenti è già stata raggiunta).
  2. Rappresentazione errata delle informazioni, cattiva interpretazione e riclassificazione (riduzione della gravità degli eventi).
  3.  Attenzione selettiva: i manager si fissano su misure e obiettivi di breve termine, trascurando ciò che non è misurato o non è misurabile
  4. Illusione di controllo: la convinzione che le metriche riflettano pienamente e accuratamente la realtà.

Per chi volesse approfondire, lo studio è disponibile qui:
https://doi.org/10.1016/j.ssci.2022.105824

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