di Ing. Riccardo Borghetto, Amministratore Unico Lisa Servizi
C’è un paradosso che riscontro spesso operando in grandi realtà industriali: le aziende e i preposti non hanno ancora pienamente compreso cosa significhi fare vigilanza.
Nonostante le modifiche introdotte dalla Legge 215 del 2021 all’articolo 19, che hanno dettagliato con precisione i compiti del preposto, in molti contesti un vero processo di vigilanza è ancora del tutto assente.
Senza addentrarci troppo nei tecnicismi normativi, dobbiamo ricordare un punto fermo: al preposto è attribuito il compito, penalmente sanzionato, di vigilare sia sul comportamento dei lavoratori sia sulla sicurezza del processo (macchinari, protezioni, ambienti di lavoro). Eppure, di questa attività, spesso non vi è traccia documentale.
L’equivoco della BBS (Behavior-Based Safety)
Il problema nasce spesso da un fraintendimento nelle aziende che adottano la BBS. In questi contesti, i preposti partecipano al processo di osservazione e feedback esattamente come i lavoratori.
Ma attenzione: uno dei pilastri della BBS è l’anonimato e l’assenza di punizioni. Questo genera una profonda confusione nei preposti, che si trovano sospesi tra due mondi opposti:
- Da un lato, un processo partecipativo anonimo e non sanzionatorio.
- Dall’altro, un obbligo di legge che impone loro l’esatto contrario.
Molte aziende sono convinte che la BBS assolva al requisito della vigilanza. Non è così.
La BBS è straordinaria per influenzare i comportamenti nel tempo e alzare la cultura della sicurezza, ma quando ci troviamo di fronte a situazioni di alto rischio immediato, il solo feedback non basta. Bisogna fermare l’attività e applicare il sistema sanzionatorio. Inoltre, mentre la BBS è focalizzata sull’umano, la vigilanza deve coprire anche l’integrità delle protezioni e la conformità degli ambienti.
Come risolvere il cortocircuito?
Per uscire da questa ambiguità, propongo due passaggi fondamentali:
- Togliere i preposti dal processo di osservazione peer-to-peer Nel nostro modello Lean BBS, le osservazioni avvengono solo tra colleghi (peer). Il preposto deve fare altro: deve agire come un Coach per gli osservatori, garantendo che la qualità dei feedback non degradi nel tempo, senza però entrare nelle dinamiche dell’anonimato BBS.
- Istituire un vero Processo di Vigilanza dei Preposti È necessario creare un percorso parallelo e distinto, pienamente conforme all’Articolo 19. Come?
- Checklist dedicata: Molto diversa da quella BBS. Deve avere sezioni specifiche per il comportamento, il macchinario e i luoghi di lavoro.
- Frequenza costante: Ad esempio su base settimanale.
- Focus sul rischio grave: Mentre nella BBS si lavora sui comportamenti influenzabili, nella checklist del preposto finiscono i comportamenti che devono essere immediatamente bloccati.
- Ufficialità e Firma: A differenza dell’anonimato della BBS, questa attività deve essere nominativa. Il lavoratore osservato deve firmare, dando carattere di ufficialità allo strumento.
- Intervento immediato: Se una protezione è rimossa o un dispositivo non funziona, il macchinario deve essere sospeso fino al ripristino della sicurezza. E questo deve essere documentato.
La sicurezza non è fatta di compromessi tra cultura e norma, ma di una chiara distinzione dei ruoli. Solo separando il supporto della BBS dal rigore della vigilanza possiamo proteggere davvero i lavoratori e i preposti stessi.
Voi come state gestendo questo equilibrio nelle vostre aziende? Avete già aggiornato i processi di vigilanza post-riforma 2021?