La presenza di uno strumento Laser nel luogo di lavoro, secondo il D.Lgs n.81/2008 Art.181, presuppone che “il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici”, inoltre il D.Lgs n.81 /2008 Art.216 indica che “Nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 181, il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli delle radiazioni ottiche a cui possono essere esposti i lavoratori”.
Inoltre il Datore di Lavoro è tenuto ad adottare le misure tecniche, organizzative e procedurali necessarie per eliminare o ridurre al minimo il rischio derivante dall’impiego di apparecchiature laser, ricorrendo, ove necessario, a dispositivi di protezione collettiva e individuale. A tal fine, provvede inoltre a informare e formare i lavoratori sui rischi e sulle misure di sicurezza da adottare.
Per poter procedere ad una corretta valutazione del rischio laser va stabilita la classe di appartenenza del Laser e quindi il livello di pericolosità che questo può rappresentare.
Segnaliamo che nel “censimento delle sorgenti presenti” vanno considerate anche apparecchiature che non sono indicate come Laser, come ad esempio il Tomografo a Coerenza Ottica (OCT), utilizzato in campo medico.
Altre caratteristiche da conoscere per valutare il rischio e che possono essere reperite nel manuale d’uso degli apparecchi sono:
- Caratteristiche prestazionali quali lunghezza d’onda, modalità di erogazione della radiazione, potenza, divergenza, diametro, geometria del fascio etc…
I parametri protezionistici fondamentali per la valutazione e la gestione del rischio laser
Questi parametri servono a determinare i livelli di sicurezza per i lavoratori e dimensionare in maniera adeguata i dispositivi di protezione. Vediamo di seguito quali sono i parametri principali:
Valori Limite di Esposizione (VLE)
I Valori Limite di Esposizione (VLE), riportati nel D.Lgs. 81/2008 in recepimento della normativa europea sulle Radiazioni Ottiche Artificiali, rappresentano i livelli massimi di esposizione ai quali i lavoratori possono essere esposti senza effetti nocivi per la salute.
e Esposizione Massima Permessa (EMP)
L’Esposizione Massima Permessa (EMP), definita dalla norma CEI EN 60825-1 secondo i criteri internazionali applicabili alla sicurezza laser, rappresenta il livello massimo di radiazione al quale occhio e cute possono essere esposti senza effetti dannosi prevedibili.
A partire dai valori di EMP vengono ricavati anche i Limiti di Emissione Accessibile (LEA), che servono a classificare le sorgenti laser.
Distanza Nominale di Rischio Oculare (DNRO)
Indica l’esatta distanza dall’apertura di emissione in corrispondenza della quale l’irradiamento (W/m²) o l’esposizione energetica (J/m²) scende a un valore pari o inferiore all’EMP stabilito per la cornea. Tale distanza è il riferimento primario per delimitare l’area di rischio.
Zona Nominale di Rischio Oculare (ZNRO)
Individuata all’interno della DNRO in cui i valori della radiazione superano i limiti massimi consentiti. All’interno della ZNRO devono essere adottate le misure di protezione previste dalla valutazione del rischio, compreso l’utilizzo dei DPI quando necessario.
Zona Laser Controllata (ZLC)
È un’area fisicamente delimitata, come l’intero locale o l’ambiente in cui viene utilizzato il laser, in cui gli accessi e le attività sono regolati da rigorose procedure di controllo e sorveglianza. La ZLC contiene la ZNRO, ma si differenzia da quest’ultima perché la ZLC tiene conto anche delle deviazioni involontarie del raggio e di tutte le potenziali riflessioni su superfici e oggetti presenti. Esistono regole specifiche per le sue dimensioni: se la ZNRO è più piccola della stanza (ZLC), gli operatori situati all’interno della stanza ma fuori dalla ZNRO non sono tenuti a indossare i DPI; al contrario, se il raggio di rischio (ZNRO) eccede le dimensioni del locale, devono essere adottate le misure di protezione individuate dalla valutazione del rischio e, in funzione della classe del laser e dell’esito della valutazione stessa, può essere previsto un sistema di interblocco delle porte di accesso al locale che interrompa l’emissione all’apertura.
Protocolli e gestione della sicurezza laser
La gestione della sicurezza laser è un processo strutturato che coinvolge aspetti organizzativi, ambientali, tecnici e comportamentali per ridurre i rischi di esposizione alle Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA) coerenti, ovvero radiazioni laser. Tale gestione si articola in diverse fasi fondamentali:
1.Definizione delle figure responsabili e personale qualificato Il Datore di Lavoro è il principale responsabile della sicurezza e si avvale di figure specifiche, tra cui il Preposto alla sicurezza LASER (PSL), incaricato di sorvegliare l’applicazione delle misure preventive. Per la valutazione dei rischi e l’adozione delle misure di tutela, il D.Lgs. 81/08 richiede l’intervento di “personale qualificato”. A seconda del settore, questo ruolo è ricoperto dal Tecnico Sicurezza LASER (TSL) (settore industriale, civile e ricerca) o dall’Addetto Sicurezza LASER (ASL) (settore medico ed estetico). Queste figure specializzate si occupano di censire e classificare le sorgenti, calcolare la distanza e le zone di rischio, dimensionare le barriere o i dispositivi di protezione, e redigere i regolamenti di sicurezza.
2.Censimento delle sorgenti e idoneità dei locali Prima di procedere alla valutazione dei rischi, è essenziale effettuare un censimento delle sorgenti presenti. Successivamente si esegue la verifica di idoneità dei locali (Zona LASER Controllata), che è consigliabile effettuare ancor prima di acquistare il dispositivo. Tale verifica include:
- La corretta posizione del macchinario.
- La schermatura delle finestre e l’opacizzazione di eventuali superfici lucide, che altrimenti potrebbero causare pericolose fughe di radiazioni o riflessi inaspettati.
- Il miglioramento dell’aerazione e l’adeguamento delle dotazioni antincendio.
3.Formazione e Procedure Operative di Sicurezza (POS) Dato che circa l’80% degli infortuni è causato da comportamenti insicuri derivati da una scarsa percezione del rischio, la formazione del personale rappresenta una misura fondamentale di prevenzione e deve essere commisurata ai rischi individuati e alle caratteristiche delle apparecchiature laser utilizzate.
L’attività formativa è rafforzata dalle Procedure Operative di Sicurezza (POS), ovvero istruzioni scritte, redatte in lingua italiana e nella lingua madre dell’operatore, che descrivono puntualmente come eseguire le fasi del lavoro in condizioni di sicurezza. Sono previste anche rigide regole di condotta, come:
- Mantenere accese le luci ambientali: un ambiente più luminoso rimpicciolisce il diametro della pupilla e diminuisce la probabilità che il raggio penetri nell’occhio.
- Rimuovere gioielli, orologi e anelli, poiché fungono da potenziali riflettori accidentali.
- Non fissare mai né i fasci diretti né i raggi diffusi e mantenere i fasci in posizione orizzontale per renderne più prevedibile la traiettoria.
4. Misure ingegneristiche e dispositivi di protezione Le apparecchiature laser devono essere provviste di specifiche sicurezze intrinseche, tra cui interruttori di emergenza, comandi di accensione a chiave (per prevenire utilizzi non autorizzati), avvisatori acustici o visivi in funzione durante l’erogazione, e connettori di interblocco a distanza collegati alle porte di accesso al locale, capaci di bloccare il fascio se la porta viene aperta. Oltre a questi accorgimenti tecnici, si applicano misure di protezione supplementari:
- Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC): L’utilizzo di schermi protettivi (norma UNI EN 12254) o barriere (norma CEI EN 60825-4) posizionati per contenere e attenuare la radiazione all’interno di confini sicuri.
- Dispositivi di Protezione Individuale (DPI): Nel caso in cui il rischio non possa essere abbattuto diversamente (e specialmente all’interno della Zona Nominale di Rischio Oculare), è obbligatorio l’impiego di occhiali di protezione specificamente dimensionati per la lunghezza d’onda e la potenza di quel determinato laser (non esistono occhiali “universali”). Per i laser più potenti, si utilizzano anche indumenti termoresistenti e ignifughi per proteggere la cute (ad esempio camici e guanti in cotone pesante, evitando materiali sintetici monouso).
5. Infine, i lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria nei casi previsti dalla valutazione dei rischi e dalla normativa vigente, qualora l’esposizione possa comportare un rischio per la salute.
Il medico competente, per mezzo di queste visite, valuta le vulnerabilità personali e interviene al fine di prevenire danni a lungo termine (come cataratta e lesioni retiniche o cutanee). In questa fase si presta particolare attenzione ai soggetti considerati “particolarmente sensibili” come le donne in gravidanza, individui albini, persone portatrici di cristallino artificiale (IOL) e lavoratori che fanno uso di farmaci fotosensibilizzanti.
Protocollo e Norme di Sicurezza per Operatori Laser
Le regole di condotta per la sicurezza laser sono specifiche norme di comportamento volte a garantire che l’operatore non metta a rischio la propria salute e quella altrui durante l’uso o la presenza vicino ad apparecchiature laser.
Di seguito sono riportate le principali regole di condotta suddivise per ambito di applicazione:
Protezione della vista e illuminazione dell’ambiente
- Non guardare mai il raggio LASER, prestando attenzione a non fissare né la radiazione diretta, né le riflessioni speculari (come quelle derivanti da specchi o superfici lucide), né i raggi diffusi.
- Se possibile, mantenere le luci della stanza accese: un livello elevato di illuminazione ambientale fa sì che il diametro della pupilla si rimpicciolisca, diminuendo significativamente la probabilità e la quantità di radiazione che potrebbe penetrare accidentalmente nell’occhio.
Preparazione personale e utilizzo dei DPI
- Prima di entrare in un laboratorio laser, bisogna rimuovere gioielli personali, orologi, anelli e qualsiasi altro accessorio metallico o lucido, in quanto possono fungere da pericolosi riflettori accidentali.
- Indossare i DPI idonei (occhiali di protezione specifici, camice in cotone pesante, guanti) prima di iniziare a utilizzare il laser, e accertarsi di far indossare gli occhiali protettivi anche a tutte le altre persone eventualmente presenti nella Zona LASER Controllata (ZLC). Evitare l’uso di materiali infiammabili per l’abbigliamento.
Gestione tecnica del fascio laser
- Occorre mantenere i fasci LASER in orizzontale, in modo da rendere il lavoro più semplice e le traiettorie del raggio molto più prevedibili; per questo stesso motivo bisogna evitare, se possibile, la creazione di fasci verticali o obliqui.
- È necessario individuare e bloccare tutti i raggi LASER vaganti, assicurandosi di intercettarli avvalendosi di uno schermo opaco.
- Assicurare sempre in modo saldo tutti i componenti ottici (se presenti), preferibilmente utilizzando un doppio morsetto.
Comportamento durante le operazioni
- L’operatore deve fare molta attenzione a non chinarsi sotto l’altezza del raggio: nel caso in cui cada un oggetto a terra, è tassativo bloccare prima il raggio LASER e solo successivamente chinarsi per raccogliere l’oggetto.
Sorveglianza, documentazione e manutenzione
- I lavoratori esposti hanno il dovere di sottoporsi a sorveglianza sanitaria specifica per il rischio da Radiazioni Ottiche Artificiali (LASER).
- Seguire e controllare il manuale d’uso e manutenzione redatto dal costruttore dell’apparecchiatura, preoccupandosi inoltre di sottoporre la macchina a regolare manutenzione e di registrarne gli interventi.
Fonte: Sicurezza laser – Rischi e prevenzione Edizioni: Inail – 2024
Il documento è scaricabile online a questo link:
Lisa Servizi propone una valutazione personalizzata, effettuata da personale qualificato, in merito agli strumenti Laser presenti presso le aziende clienti, in particolare, effettua:
- Consulenza per la corretta gestione dei rischi fisici da ROA coerenti;
- Verifica dell’adempimento della normativa vigente sul laser;
- Valutazione dei possibili rischi diretti e indiretti dovuti all’esposizione dei ROA coerenti;
- Consulenza in merito alle misure di prevenzione e protezione;
- Definizione di un piano di miglioramento;
- Formazione specifica dei lavoratori in merito ai rischi legati all’utilizzo di strumenti laser.
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