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Pubblicato il 21 Aprile, 2026

Qualche giorno fa ho scritto, di getto, un post sulla mia sensazione che gli RSPP non abbiano mai tempo. Li vedo stressati, schiacciati da una montagna di adempimenti burocratici, mentre la prevenzione reale sembra peggiorata rispetto a molti anni fa.

Non avrei mai immaginato di ricevere oltre 150 “mi piace” (una conferma tangibile delle mie tesi), decine di commenti dello stesso tenore e oltre 21.000 visualizzazioni. È il segnale chiaro che gran parte dei diretti interessati la pensa allo stesso modo: abbiamo preso la strada sbagliata.

Perché siamo arrivati a questo punto? A mio avviso, le cause sono chiare:

  • Ipertrofia normativa: produciamo leggi seguendo l’emozione del momento o l’articolo di giornale, senza una strategia di fondo. È una normativa a trazione ideologica (INL e INAIL). Basti pensare che il Testo Unico (versione con interpelli, circolari ecc. di  Amato/Di Fiore) è passato dalle 390 pagine del 2009 alle oltre 1.450 pagine odierne. Oltre 1.000 pagine in più per fare cosa? Molti normatori e giuristi sono convinti che dettagliare ogni virgola faccia prevenzione. Per me, a parte rare eccezioni, si crea solo una gran confusione.
  • Sistemi di gestione “di facciata”: le organizzazioni spesso li implementano solo per ottenere punteggi nei bandi di gara, senza crederci davvero e limitandosi al minimo indispensabile. Per esperienza diretta, posso dire che in questi casi il miglioramento reale è minimo. Ma si sottrae tempo alla prevenzione reale.
  • Il caos della formazione: siamo immersi in un proliferare di norme statali, Accordi Stato-Regioni, circolari, interpelli e FAQ. Un labirinto creato da chi spesso non ha mai gestito un ente di formazione e non ha idea dell’impatto pratico di ciò che scrive.
  • Incentivi basati sulla fortuna: è ammissibile che le politiche di incentivazione alla sicurezza passino per meccanismi come il “click day”?
  • Associazionismo tiepido: le associazioni di settore faticano a prendere una posizione ferma nei confronti di un legislatore spesso incapace di visione.
  • Incapacità tecnologica dello Stato: non si riesce a rendere interoperabili le banche dati e non vengono mai rispettati i tempi per le evoluzioni tecnologiche (SINP, SISTRI, RENTRI vi dicono qualcosa?).
  • Resistenza all’innovazione: abbiamo tecnologie che potrebbero salvare vite, ma il sindacato ha ancora il potere di bloccare l’uso dell’Intelligenza Artificiale e delle telecamere sul posto di lavoro. Allo stesso modo, non si sfruttano i droni per vigilare su contesti ad alto rischio come cantieri e agricoltura.

Come diceva qualcuno: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”.

Bisogna cambiare radicalmente il modo di fare le leggi e ridefinire il ruolo degli enti. A mio avviso, l’INL dovrebbe occuparsi esclusivamente di regolarità del lavoro (e non di sicurezza o stesura delle norme), mentre l’INAIL dovrebbe tornare a essere un ente assicuratore, senza il compito di regolamentare l’accesso agli incentivi. Le leggi dovrebbero tenere conto del parere delle parti interessate che non sono solo i sindacati e le associazioni datoriali, ma anche le associazioni dei professionisti e degli enti di formazione. Si dovrebbe eliminare drasticamente ridurre il penale da adempimenti risibili.

Voi cosa ne pensate? È arrivato il momento di una riforma strutturale o continueremo ad aggiungere pagine a un manuale che non ferma gli infortuni?

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