saras: chiesta condanna per cinque

Pubblicato il 18 Aprile 2011

Non si sono ancora spente le discussioni relative alla sentenza Thyssen ( per la quale abbiamo fatto una notizia specifica) che rappresenta una novità processuale in ambito sicurezza che arriva anche la richiesta di condanna per il vertice della Saras per la morte di tre operai della raffineria di Sarroch.Per tutti i cinque imputati, accusati di omicidio colposo plurimo, c'è la richiesta di condanna da parte del PM oltre ad una sanzione di 800.000 € a carico dell'azienda derivante dall’applicazione del D.lgs 231/01.

Solo qualche giorno fa c’era stata nella stessa raffineria un’altra tragedia. Un operaio, è morto a causa delle esalazioni di ossido di carbonio all'interno di un impianti di lavaggio. L’operaio stava operando con altri colleghi, uno dei quali è rimasto intossicato.

I sindacati di categoria avevano proclamato un giorno di sciopero nella raffineria della famiglia Moratti. Già al primo turno, appresa la notizia della morte dell'operaio, gli operai hanno deciso di dare vita alla manifestazione di protesta con l'astensione dal lavoro

Ci sono altri due operai coinvolti nell'incidente le cui condizioni sono poi leggermente migliorate. Anche in questo caso, come in altre tragiche circostanze si è trattato di appalti in spazi confinati.

Il sostituto procuratore Emanuele Secci, titolare dell'indagine, ha disposto il sequestro del settore dell'impianto.

«L'ennesimo infortunio mortale nei cosiddetti "ambienti confinati" - ha dichiarato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi - conferma l'assoluta utilità delle disposizioni che il Governo ha proposto alla Commissione consultiva delle parti sociali e che ora ha trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni. Utilizzando una norma del Testo unico in materia di salute e sicurezza sulle qualificazioni di alcune attività, il Governo infatti ha prediposto un testo specificamente dedicato agli "ambienti confinati" per garantire, oltre a una specifica qualificazione degli appaltatori, una più adeguata informazione ai loro lavoratori e la vigilanza continua dell'appaltante in modo da prevenire ogni infortunio grazie alla compiuta conoscenza del contesto nel quale si effettuano le opere di pulizia e di manutenzione». Gli ispettori del ministero - ha concluso Sacconi - «sono stati comunque attivati per offrire la loro collaborazione, ferma restando la responsabilità della vigilanza in capo al Servizio sanitario regionale».
 

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