Europa: dirigenti preoccupati stress LC

Pubblicato il 16 Gennaio 2011

Europa: dirigenti preoccupati stress LC

Europa: dirigenti preoccupati stress LC

 

L'indagine europea tra le imprese dell’Unione Europea sui nuovi rischi emergenti (ESENER) intervista dirigenti e rappresentanti della salute e sicurezza dei lavoratori chiedendo loro come vengono gestiti i rischi relativi alla salute e alla sicurezza nel proprio luogo di lavoro, quali sono le misure adottati e quali i principali ostacoli riscontrati.

Oltre alla gestione della sicurezza e salute generale dei lavoratori, l’indagine presta particolare attenzione ai rischi psicosociali, quali lo stress lavoro correlato, la violenza e le molestie e comunque a tutti quei rischi legati al modo in cui il lavoro è ideato, organizzato e gestito.

Lo scopo è promuovere la salute e il benessere dei lavoratori dipendenti, proprio perché i rischi psicosociali, se non correttamente gestiti, possono causare un grave deterioramento della salute mentale e fisica dei lavoratori.

Tra le preoccupazioni che attanagliano i dirigenti europei troviamo al primo posto la questione infortuni (per l’80%), e quasi a pari merito lo stress lavoro correlato.

In un grande numero di imprese anche il bullismo e le violenze rappresentano una grande fonte di ansie e timori in termini di salute e sicurezza dei lavoratori.

I settori più colpiti, evidenzia lo studio, sono quelli della sanità e dei servizi sociali, nonché il settore dell’istruzione.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo l’intervista, ci collochiamo al primo posto per quanto riguarda i servizi offerti relativamente alla sicurezza mentre per quanto riguarda la salute dei lavoratori sono carenti i servizi di tipo psicologico.

Questo fatto è facilmente interpretabile se pensiamo che le ragioni principali emerse dall’indagine, per cui le imprese sono motivate ad affrontare la gestione della sicurezza e salute dei lavoratori sono l’adempimento di obblighi giuridici nonché il rispetto di leggi e regolamenti (per circa il 90% dei Paesi).

Il secondo motivo che spinge un’organizzazione ad affrontare le tematiche della salute e della sicurezza riguarda le richieste da parte dei lavoratori (per circa il 76% dei Paesi) e dei clienti (per circa il 67% dei Paesi).

Le imprese che invece sono sprovviste di una politica di SSL o che non svolgono valutazioni dei rischi né attuano misure di controllo e gestione dei rischi sostengono, come motivi principali, che queste non siano indispensabili; addirittura il 71% di queste imprese ritiene che la non necessarietà sia data dal fatto di “non avere grandi problemi”.

Per quanto riguarda le principali difficoltà nel gestire la sicurezza e la salute, il fattore principale, come evidenzia lo studio, è dato dalla mancanza di risorse, intese sia come tempo che personale e non da ultimo denaro.

Anche la mancanza di consapevolezza è un ostacolo molto importante per la corretta ed efficiente gestione della salute e sicurezza sul luogo di lavoro.

Tra le imprese che hanno riferito di adottare delle procedure per il controllo e la gestione dei rischi psicosociali, i motivi principali sono da ricondursi nell’adempimento di obblighi giuridici (63% degli intervistati). Le richieste da parte dei dipendenti o degli RLS costituiscono una buona spinta per la gestione dei rischi psicosociali nelle imprese più grandi piuttosto che in quelle più piccole.

Sempre nelle imprese più grandi, il 42% dei dirigenti ritiene che affrontare i rischi psicosociali sia più difficile rispetto ad un qualsiasi altra questione legata alla salute e sicurezza dei lavoratori. Tale difficoltà è imputabile soprattutto alla delicatezza della questione ed in parte anche alla mancanza di risorse e formazione.

Lo studio ha messo in luce anche l’importanza del ruolo del RLS, determinante per affrontare le questioni di salute e sicurezza e per la realizzazione delle valutazioni dei rischi o comunque per l’adozione di misure simili.

L'indagine, ha interessato 31 Paesi, oltre agli stati membri dell’Unione Europea si sono coinvolte le imprese in Croazia, Turchia, Norvegia e Svizzera.

Per maggiori informazioni si invita a consultare direttamente l’indagine ESENER.

 

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