Cultura della sicurezza sul lavoro: cos’è e come si misura

Pubblicato il 10 Maggio 2019

Cultura della sicurezza sul lavoro: cos’è e come si misura

Cultura della sicurezza sul lavoro: cos’è e come si misura

 

Molti tecnici della sicurezza parlano di “cultura della sicurezza” senza definirla.

Molti non hanno la più pallida idea di cosa sia.

Alcuni (pochi) ne danno definizioni diverse.

Cito per esempio

Carmelo Catanoso

“Diciamo, sintetizzando, che in un'organizzazione, quale essa sia e qualunque dimensione abbia, si potrà parlare di "cultura della sicurezza" quando la sicurezza sul lavoro sarà integrata tra i valori ed i principi che regolano il rapporto tra il personale e l'organizzazione stessa.”

Luca saresina

"Quando si fa il nebosh la "Safety culture " può essere definita: come agiamo quando nessuno ci vede.
Quindi di riflesso ci puo essere buona Safety culture e cattiva Safety culture. 
Se quando nessuno ti vede , nel magazzino dove lavori da solo , non indossi la cintura quando manovri il muletto allora significa che la tua cultura della sicurezza (ma più probabilmente la cultura aziendale nella quale ti ritrovi ) è scarsa e nel caso opposto viceversa. Io l’ho sempre vista così."

Davide Scotti 

“Il modo di fare le cose qui”

Andrea Rotella 

“Il concetto di “cultura della sicurezza” è relativo, non assoluto. È il frutto di un tempo, di un’epoca, di stili di vita e sociali, di esperienze condivise dall’intero gruppo sociale a cui la si vuol riferire.”

Dice ancora Andrea Rotella “Misurare la “cultura della sicurezza” sulla base del numero di infortuni non è utile. Un’azienda che non ha mai avuto infortuni, nonostante non rispetti le norme di sicurezza, non ha un’elevata “cultura della sicurezza”. Ha solo un culo di ragguardevoli dimensioni.
Così come avere un infortunio in azienda non significa necessariamente che lì non vi sia  “cultura della sicurezza” (raccontatelo ai progettisti della centrale di Fukushima, a proposito di Giappone).E rispettare le norme di sicurezza è solo una condizione necessaria, ma non sufficiente per dire: «Abbiamo una cultura della sicurezza adeguata».”

La definizione comportamentale di cultura si riferisce a “Gruppo omogeneo di lavoratori al cui interno sono istituite conseguenze coerenti per rinforzare (o punire) determinati comportamenti motori, emotivi o verbali inerenti la sicurezza”

Ma qual è la definizione esatta di cultura della sicurezza sul lavoro?

Probabilmente sono tutte valide perché astratte. Finché viene definita in termini generici, filosofici, ideali qualunque definizione può andare bene.

Personalmente mi riesce più facile considerare la cultura in termini comportamentali, cioè riferendosi a ciò che un gruppo (piccolo o grande) di persone fa, dice e si sente in un determinato momento.

Concordo con Andrea Rotella, quando afferma che gli indici di infortunio (numeri assoluti, IF e IG) non sono indicatori validi per misurare la cultura della sicurezza. Ma anche qui non bisogna essere assoluti. Se ci riferiamo ad organizzazioni di taglia medio piccola (che sono la stragrande maggioranza in Italia), gli indici infortunistici dicono poco o nulla. Se ci riferiamo ad una grande azienda con migliaia di persone con un trend in significativo calo degli infortuni fino ad arrivare a zero negli anni, è difficile pensare che quei risultati siano avvenuti solo per fortuna o casualità. E’ probabile che se andiamo a “misurare” la cultura della sicurezza troveremo conferma di una situazione di eccellenza.

cultura della sicurezza

Come possiamo misurare la cultura della sicurezza?

Partiamo dal presupposto che quello che ci interessa è avere comportamenti sicuri di tutti i lavoratori, ogni volta che li osserviamo (e meglio ancora quando non li osserviamo).

Non sto parlando solo di comportamenti motori (come mettersi il casco o camminare sui percorsi pedonali) ma anche verbali (cose viene detto a favore o contro la sicurezza).

Possiamo avere visioni diverse sul perché il lavoratore eroga comportamenti sicuri:

  1. Perché è stato formato a scuola
  2. Perché è parente stretto di un grande invalido del lavoro
  3. Perché ha assistito ad un evento di Leadership che l’ha fortemente emozionato
  4. Perché proviene da una famiglia che ha dei valori molto profondi in ambito sicurezza
  5. Perché ha frequentato un ottimo corso di formazione/addestramento
  6. Perché lavora con dei colleghi e capi che operano in sicurezza
  7. Perché è diverso dagli altri e predisposto per natura a lavorare in sicurezza
  8. Ecc.

A prescindere dalle cause che determinano i comportamenti (se ne occupa una disciplina scientifica come la Behavior Analysis) possiamo dire che se, in una squadra/reparto/azienda quasi tutte le volte che osserviamo/misuriamo i comportamenti, li vediamo sicuri, potremmo dire di essere soddisfatti e che quindi ci troviamo in una squadra/reparto/azienda con una elevata cultura della sicurezza. Questo solamente se il sistema di osservazione/misura dei comportamenti non distorce la misura stessa. In un ambiente molto punitivo la sola visione dell’osservatore fa immediatamente assumere il comportamento sicuro, e la misura potrebbe essere falsata.

Nei casi in cui l’osservazione è effettuata correttamente (anonima, non punitiva ecc) è probabile che il comportamento del lavoratore in solitario sia simile a quello osservato.

 

Key indicator della cultura della sicurezza

Un indicatore della cultura della sicurezza potrebbe essere l’indice globale di sicurezza comportamentale, cioè la somma dei comportamenti sicuri osservati/totale dei comportamenti misurati.

Ad esempio in una azienda con 100 lavoratori, se utilizzo 25 osservatori che osservano 1 volta/settimana con una checklist da 20 comportamenti ciascuna, in un mese abbiamo circa 100 osservazioni per un totale di 2000 comportamenti misurati. Se quelli sicuri sono 1500, possiamo dire di avere nel mese una frequenza di comportamenti sicuri del 75%.

Possiamo produrre un grafico con l’andamento dell’indicatore nei vari mesi e vedere se tale indicatore cresce, cala o si mantiene quasi costante e quindi capire se le nostre politiche stanno funzionando per apportare i giusti correttivi.

indice di sicurezza comportamentale

In assenza di un sistema di misura, poiché i comportamenti sicuri sono visibili, potremo avere solo delle “sensazioni” sul fatto che vi è un elevato tasso di comportamenti sicuri e quindi una elevata cultura della sicurezza, ma difficilmente potremo vedere se stiamo migliorando o peggiorando.

Un altro indicatore utile della cultura della sicurezza potrebbe essere associato al grado di partecipazione dei lavoratori nelle segnalazioni di miglioramento/Near Miss.

Le segnalazioni Near Miss sono alla base di un processo di miglioramento continuo in ottica PDCA sempre che l’organizzazione sia in grado di reggere le richieste provenienti dai lavoratori.

Partendo dal presupposto che non è importante solo il numero assoluto di segnalazioni, ma anche e soprattutto la loro “qualità” e la partecipazione di “tutti” per poter parlare di cultura della sicurezza, si potrebbe definire il seguente indicatore del tasso di partecipazione:

KPI partecipazione: percentuale dei lavoratori/totale che effettuano almeno X segnalazioni “di qualità” all’anno.

Ad esempio se si stabilisce che X sia 2/anno, e su 100 lavoratori ve ne sono 30 che effettuano almeno 2 segnalazioni di qualità/anno, l’indicatore sarà 30%.

Un altro indicatore della cultura della sicurezza è il numero di interazioni (osservazioni e feedback) di colleghi su colleghi sui comportamenti, non pianificato dall’organizzazione, cioè erogato su spontanea iniziativa dei lavoratori stessi.

 

Le interviste anonime al personale: altra fonte di informazione sulla cultura della sicurezza

Un altro strumento utile per misurare la cultura della sicurezza è costituito dalle interviste al personale, condotte in regime di anonimato.

Ponendo le giuste domande a un numero significativo di lavoratori di tutti i livelli si è in grado di capire di più su aspetti che sono importanti nel modellare il comportamento dei lavoratori e quindi la loro cultura della sicurezza come:

-Se i capi danno il buon esempio e sono coerenti (fanno ciò che dicono).

-Se si parla di sicurezza con i propri capi in modo franco e trasparente senza ritorsioni

-se l’organizzazione prende in carico e attua le segnalazioni provenienti dai lavoratori in tempi accettabili

-Se l’organizzazione punisce comportamenti a rischio

-Se l’organizzazione premia con riconoscimenti i comportamenti sicuri

 

Come creare la cultura della sicurezza?

Premesso che non esiste la possibilità di “comperare” la cultura della sicurezza, la questione va inquadrata nell’ambito in un cambio culturale.

Il cambio può essere innescato solamente dal vertice aziendale con una fortissima azione di presa di responsabilità, la definizione di valori, mission, obiettivi ed esercitando la Leadership volta a cambiare il come si fa sicurezza, fino ad ottenere la cultura dell’interdipendenza tra colleghi, ove ogni volta che si vede una situazione di rischio si interviene subito,  attuando frequenti azioni di feedback tra i lavoratori sui comportamenti.

Qualche lettore dice che bisognerebbe insegnare sicurezza a scuola. Bellissimo. Peccato che non possiamo rimandare a scuola i lavoratori o aspettare anni che entrino nel mondo del lavoro. Non è una soluzione praticabile.

Sono disponibili delle tecniche, oramai consolidate e di provata efficacia che consentono di cambiare la cultura di una organizzazione in alcuni mesi o pochi anni a seconda delle dimensioni. Molte aziende l’hanno già fatto ottenendo risultati di riduzione degli infortuni strepitosi.

Perché attendere ancora?

Per chi vuole approfondire consiglio il mio corso sulla Behavior Based Safety e quello su come migliorare il funzionamento dei Near Miss.

#culturadellasicurezza #behaviorbasedsafety  

 

 

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