Senza gestione del comportamento umano la valutazione dei rischi è incompleta.

Pubblicato il 14 Gennaio 2020

Senza gestione del comportamento umano la valutazione dei rischi è incompleta.

Senza la corretta gestione del comportamento umano la valutazione dei rischi è incompleta

di ing. Riccardo Borghetto. Esperto in gestione del comportamento e protocollo B-BS

In quasi tutti i rischi da considerare, assume un ruolo decisivo il comportamento umano per quello che è il reale rischio presente.

Le misure di prevenzione e protezione, associate ad uno specifico rischio (misure tecniche, organizzative, procedure, formazione, addestramento, DPI ecc.), hanno lo scopo di ridurre il rischio.

Senza entrare nel merito dei criteri e/o formule con cui si valuta il rischio, l’applicazione delle misure di prevenzione e protezione consente di ridurre il rischio iniziale R al valore finale R’ <R.

In pratica, l’efficacia di mitigazione del rischio delle misure di prevenzione e protezione è valuta come: R/R’ oppure R-R’.

Quando il rischio R è molto elevato, alle misure di prevenzione e protezione è associato un valore relativamente elevato, in grado di portare il rischio R a un valore R’ molto minore e accettabile.

Senza la corretta gestione del comportamento umano la valutazione dei rischi è incompleta

In pratica, tutte le misure di prevenzione e protezione intendono governare il comportamento umano. Una volta applicate, assumono che il comportamento sicuro sia al 100%. Questo è un valore ideale raramente riscontrabile nella pratica.

Facciamo alcuni esempi per chiarire il concetto:

  1. Per ridurre un rischio R di lesione agli occhi nell’uso di una molla a disco, ad un rischio R’, mediante l’utilizzo degli occhiali contro il lancio di schegge, l’assunzione che viene fatta implicitamente attribuendo il valore R’ è che il comportamento corretto di portare gli occhiali è presente sempre, nel 100% dei casi.
  2. Per ridurre il rischio di schiacciamento nell’uso di una macchina per la lavorazione del legno durante le attività di regolazione dei parametri di qualità, è definita una specifica procedura di lavoro da parte di personale specializzato. Anche in questo caso il rischio R si ridurrà al valore R’ nell’ipotesi in cui la procedura sia rispettata nel 100% dei casi e da personale sempre specializzato.
  3. Per ridurre il rischio investimento da parte di un carrello elevatore in area magazzino è previsto un corso di formazione e addestramento ed una velocità massima di transito per l’operatore. Il rischio si riduce da R a R’ nell’ipotesi in cui la velocità massima sia rispettata nel 100% dei casi, cioè in tutti i transiti.

rischio investimento carrello elevatore

Potremo continuare con moltissimi altri esempi, ma penso che non sia necessario. In ogni caso è evidente che lo scopo di avere DPI, procedure, istruzioni di lavoro, formazione e addestramento, misure tecniche, è quello di governare il comportamento in modo da avere solo comportamenti sicuri ed eliminare i comportamenti a rischio.

In assenza del protocollo B-BS le organizzazioni non misurano in modo preciso i comportamenti sicuri e hanno una percezione del tutto indicativa di quale sia la situazione reale, spesso sovrastimando le proprie performance.

La vigilanza effettuata dai preposti è relativamente rara, non è precisa e non porta, di solito, a dati strutturati per questo scopo, banalmente perché i preposti hanno anche altri compiti, sono spesso loro stessi operativi e il tempo dedicato alla vigilanza è limitato.

In ogni caso avere il 100% dei comportamenti sicuri è un’illusione.

In condizioni normali (senza B-BS), in aziende ottimamente gestite, sulla base di analisi prima dell’implementazione del protocollo B-BS, la percentuale dei comportamenti sicuri oscilla tra il 50% e l’80%.

Solo questo dato dimostra come, in condizioni ordinarie, le misure di prevenzione e protezione non sono tali da arrivare al valore teorico di R, poiché l’applicazione di tali misure ha una frequenza <100%.

Il rischio residuo quindi, quello risultante dopo l’applicazione delle misure di prevenzione e protezione, è sottostimato. In più non si tiene conto di una percentuale importante di comportamenti a rischio di cui di solito l’organizzazione non è a conoscenza, e che spesso sono responsabili di molti infortuni.

Facciamo un esempio per questa ultima affermazione: l’esposizione reale al rumore di un lavoratore che deve usare i tappi per l’udito, che sono usati realmente nell’85% delle situazioni, è diversa rispetto all’esposizione stimata nel documento di valutazione del rischio rumore.

I rischi, senza un reale controllo del comportamento umano, sono tutti sottostimati, alcuni di poco altri di molto, secondo quanto scostamento vi sia tra quanto previsto nel documento di valutazione dei rischi e il comportamento realmente presente.

Quando i rischi sono mortali o possono causare invalidità permanenti, in assenza di un efficace sistema di controllo del comportamento, si rischia di avere dei documenti di valutazione dei rischi che riportano un livello di sicurezza virtuale di gran lunga inferiore al rischio realmente presente.

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