Le Buone Prassi della Sicurezza Convegno Lisa Servizi

Pubblicato il 16 Gennaio 2011

Le Buone Prassi della Sicurezza Convegno Lisa Servizi

Le Buone Prassi della Sicurezza Convegno Lisa Servizi

Esperti della sicurezza si confrontano a Marghera: la gestione della sicurezza in contesti con elevato rischio

 Le Buone Prassi della Sicurezza rappresentano uno strumento dalle potenzialità molto elevate in termini di gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro, ben sfruttato nelle grandi aziende, ma ancora poco conosciuto all’interno delle realtà medio/piccole.

Certamente il seminario avente proprio per oggetto “Le Buone Prassi della sicurezza”, tenutosi a Marghera il 5 Febbraio 2010, all’interno del Parco Scientifico e Tecnologico Vega, è stato un trampolino di lancio per la diffusione della conoscenza dell’esistenza di soluzioni organizzative e procedurali finalizzate a promuovere le attività di sensibilizzazione e di prevenzione dei rischi nelle aziende.

L’incontro, rivolto a tecnici, consulenti, organi di vigilanza, RSPP di aziende ed enti sia pubblici che privati, è stato organizzato da Lisa Servizi in collaborazione con Aifos e VEGA Park, e ha visto, oltre agli interventi legati alla propria esperienza aziendale, anche la partecipazione di: Università Ca Foscari di Venezia, Polimeri Europa SPA, Nestlè Purina, Civen, Enel Produzione e ISPESL.

Lisa Servizi infatti ha vinto ben tre premi relativi alle “buone prassi” nell’ambito di diversi concorsi nazionali; in particolare si vuole ricordare che le buone prassi in ambito acustico, per le quali è stato conferito il premio “Abbasso il Rumore" nel 2005”, siano state oggetto del convegno DBA 2009. nel convegno invece è stato illustrato un progetto innovativo di valutazione dei rischi per il personale che si reca presso clienti a rischio, innovativo e che è valso il conferimento del premio "Le buone pratiche nella valutazione dei rischi" nel 2009.

Il convegno è stato organizzato con l’intento di presentare dei casi reali di soluzioni organizzative e procedurali intraprese o seguite all’interno di alcune aziende con risultati positivi, in particolare per quanto riguarda la gestione della sicurezza in contesti con elevato rischio. Si può ritenere che l’obiettivo del seminario di promuovere la diffusione e la conoscenza di queste buone pratiche, finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso l’adozione di metodologie basate sulla riduzione dei rischi, sul miglioramento delle condizioni di lavoro e sull’attenzione verso una corretta valutazione degli stessi rischi, favorendo allo stesso tempo la circolazione delle competenze ed esperienze  tra le aziende, sia stato raggiunto date le numerose adesioni da parte di realtà anche molto diverse tra loro.  

Il convegno è stato aperto dall’intervento dell’ing. Lorenzo Cusaro, il quale ha illustrato la gestione della  sicurezza in laboratori con alte tensioni, relativamente al Laboratorio SVEPPI-Siemens.  Nel caso specifico, i rischi connessi con le attività di prove di potenza elettrica che si sono individuati sono: elettrocuzione, in quanto le correnti in gioco sono dell’ordine dei kilo Ampere, rischio di esplosione connesso con la presenza di interruttori ad alta tensione isolati con gas e con le porcellane, rischio connesso con le correnti di guasto verso terra e sovratensioni.  Per controllare questi rischi si è predisposta una metodologia per evitare la presenza di persone nell’area interessata dai test. Per ulteriori informazioni relative all’adozione di tale procedura si rimanda agli atti del convegno.

Sempre con riferimento ai laboratori, il dott. Giovanni Finotto dell’Università Ca Foscari di Venezia ha illustrato come gestire la sicurezza nei laboratori chimici con particolare riferimento agli agenti cancerogeni e mutageni. Significativa la premessa sulla necessità di sostituire tali agenti con sostanze meno pericolose ove è possibile individuare sostanze sostitutive. Laddove questo non sia praticabile, è necessaria l’adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali atte a contenere i rischi, come ad esempio l’utilizzo di cappe chimiche, nonché di sistemi a ciclo chiuso. Inoltre è fondamentale che i lavoratori abbiano una qualifica di base, al di là dell’informazione e della formazione in materia di sicurezza e ancora, importanti sono i campionamenti ambientali, volti ad un controllo della dispersione delle sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro.

Nell’ambito della valutazione e gestione della sicurezza all’interno delle PMI si inserisce l’intervento del dott. De Merich, Ricercatore ISPESL al Dipartimento Processi Organizzativi. Nell’intervento si è affrontata l’importanza della preparazione di procedure standardizzate per la valutazione dei rischi nelle PMI, previste anche dal Decreto Legislativo 81/2008, il testo unico sulla sicurezza. Il valore attribuibile a queste procedure è legato al fatto che in Italia le PMI risultano essere molto numerose, ma altrettanto variegato è il loro campo di attività per cui vi è la necessità di realizzare una distinzione. Vi sono infatti attività, come il commercio al dettaglio, che non presentano indici di rischio significativi e altre dove invece vi sono fasi del ciclo produttivo significative dal punto di vista dei rischi.

Un progetto innovativo di valutazione dei rischi connessi alle attività esterne ovvero per il personale che si reca presso clienti a rischio è stato invece presentato dall’ing. Borghetto di Lisa Servizi, con riferimento appunto alle attività esterne e nel caso specifico a UL Italia. Tale progetto è valso il premio “Le buone pratiche nella valutazione dei rischi" nel 2009. Le problematiche delle attività svolte in esterno sono riassumibili in quella che è l’effettiva applicabilità del DUVRI e nel fatto che, essendo ogni cliente diverso, rimane aperta la questione di come individuare e valutare i rischi senza doversi recare presso il cliente stesso. La metodologia messa a punto si ispira proprio al concetto di “buona pratica”: è semplice, esportabile anche ad altre attività e poco costosa. L’aspetto innovativo è il coinvolgimento dei lavoratori interessati, reso possibile mediante la somministrazione di questionari nei quali compaiono domande specifiche, altre con risposta automatizzata, ma vi sono anche molti campi “liberi” che il lavoratore può compilare in base alla sua diretta esperienza, riportando anche eventuali suggerimenti. Questo ha permesso di accorciare i tempi di raccolta dei dati, rispetto alle tempistiche connesse con eventuali sopralluoghi dell’RSPP, ha coinvolto in maniera attiva il RLS per quanto riguarda la creazione e la taratura dei questionari stessi e ha indubbiamente visto al partecipazione di tutti i lavoratori interessati, permettendo di raccogliere informazioni su situazioni realmente accadute. Un secondo momento è stato dedicato all’elaborazione dei dati mediante analisi statistica e dai risultati si sono definite le azioni di miglioramento.

Se in questo caso l’obiettivo è valutare i rischi ai quali i lavoratori possono essere esposti recandosi presso terzi, l’intervento dell’ing. Stefano Di Pietro, Responsabile Unità Safety di Enel Produzione, è volto alla gestione della sicurezza sul lavoro con riferimento agli appalti. Un’analisi ha infatti evidenziato una considerevole differenza tra il numero di infortuni occorsi tra i dipendenti Enel e quelli che invece hanno interessato i dipendenti delle ditte appaltatrici, quest’ultimi ben più numerosi rispetto ai primi. Questo ha portato a pensare ad una metodologia per la qualifica degli appaltatori, che non deve essere limitata solo al controllo degli adempimenti normativi. Secondo Enel la qualificazione delle imprese non deve fermarsi al controllo dell’anagrafica, bensì si devono valutare anche le performance di sicurezza e quanto l’appaltatore investe in sicurezza, non solo in termini economici ma anche sulla base del tempo dedicato. Per questo Enel utilizza una sorta di patente, con la quale valutare e monitorare le performance di sicurezza dei singoli appaltatori e mette in atto un continuo controllo sul campo, mediante l’adozione di checklist.

L’intervento relativo alle nano particelle, esposto dall’ ing. Borghetto di Lisa Servizi  e dalla dottoressa Laura Manodori, del Civen, ha sottolineato invece la difficoltà nella valutazione dei rischi per quelle attività e sostanze per le quali ancora non vi sono conoscenze né esperienze adeguate, come nel caso delle nano particelle. Nelle situazioni dove infatti il danno non è ancora stato quantificato perché non è ancora nota la gravità dei possibili effetti, l’unica valutazione possibile vede l’applicazione del cosiddetto “principio di precauzione”.  Questo comporta la necessità di ridurre a zero l’esposizione. Nel caso specifico delle nano particelle, si adotteranno di conseguenza tutta una serie di misure, di procedure organizzative, tecniche e comportamentali atte a ridurre la probabilità di contatto con tali sostanze.

Tema ricorrente del convegno è stato il protocollo di controllo dei comportamenti Behaviour Based Safety (B-BS), segno dell’importanza che questa disciplina sta assumendo anche in Italia. L’ingegnere Giorgio Guariento ha riportato la sua esperienza diretta  in materia di sistemi di gestione e controllo dei comportamenti, in qualità di RSPP di Nestlè Purina.

Un ulteriore intervento è stato quello dell’ingegnere Roberto Tonellato, il quale ha illustrato i fondamenti teorici della B-BS. Sempre in riferimento all’aspetto comportamentale,  il dott. Giancarlo Tagliapietra ha riportato l’esperienza di Polimeri Europa SPA a riguardo della gestione della sicurezza in aziende a rischio di incidente rilevante. In tutti i casi si è sottolineata l’importanza di cercare all’interno dell’azienda i comportamenti sicuri per premiarli perché, citando le parole dell’ing. Tagliapietra, è possibile fare “formazione ai giovani, ma se la macchina organizzativa non rispetta le regole, anche questi ragazzi prima o poi si adeguano alle regole non sicure”. Quindi è molto importante agire su tutta l’organizzazione, promuovendo appunto la formazione.

La modalità di erogazione della formazione è un aspetto molto importante, ed è stato discusso in maniera incisiva dal prof. Rocco Vitale, Sociologo del lavoro e presidente di Aifos. il prof. Vitale ha chiuso il convegno sottolineando come il ruolo della formazione andrà via via ad acquisire sempre maggior rilievo in futuro come aspetto legato alla prevenzione in quella che più in generale è la gestione della sicurezza.

Le soluzioni aziendali, gli interventi tecnici e organizzativi originali, discussi all’interno del seminario, possono essere intrapresi o seguiti, anche in parte, da realtà diverse ma che presentano problematiche analoghe.

Le Buone Prassi della Sicurezza Convegno Lisa Servizi

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