La Buona Prassi di LisaServizi

Pubblicato il 30 Gennaio 2013

La Buona Prassi di LisaServizi
La Buona Prassi di LisaServizi
 
 
L’altissima qualità dei servizi di consulenza offerti da Lisa Servizi, azienda di consulenza e formazione con sede a Marghera (Venezia) già in possesso di molti riconoscimenti in ambito Nazionale e Internazionale, riceve un altro importante riconoscimento di livello Nazionale.

La soluzione tecnica per la valutazione dei rischi di persone che si recano presso clienti o terzi che aveva già ottenuto il riconoscimento nell’ambito della settimana europea per la sicurezza nel 2009, progettato e realizzato da Lisa servizi srl per conto di UL international (uno degli enti di normazione e certificazione della sicurezza di prodotto più importanti al mondo) diventa “Buona Prassi”.

Le Buone prassi

Il termine Buona prassi è contenuto nel Testo Unico Sicurezza (D.lgs 81/08) all’articolo 2 comma V:
“«buone prassi»: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la normativa vigente e con le norme di buona tecnica, adottate volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro, elaborate e raccolte dalle Regioni, dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici di cui all’articolo 51, validate dalla Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6, previa istruttoria tecnica dell’ISPESL, che provvede a assicurarne la più ampia diffusione;”

In pratica si tratta di soluzioni organizzative e procedurali che sono “validate” dalla commissione consultiva permanente di cui all’art 6, cioè la commissione più importante a livello Nazionale per quanto riguarda la salute e sicurezza sul lavoro cui viene riconosciuto il rango di soluzioni efficaci in ambito generale, tant’è che la commissione consultiva permanente provvede ad assicurarne la più ampia diffusione.

L’agenzia Europea per la Sicurezza OSHA ha definito i seguenti requisiti per il riconoscimento di Buona prassi (o best practice) applicato alle campagne Europee:

• Partecipazione efficace dei lavoratori
• Miglioramento dei risultati dimostrabile
• Basso costo di implementazione
• Implementata in realtà e non semplice esercizio teorico
• Sostenibile
• Adottabile anche da altre organizzazioni
• Non deve essere già nota o il semplice rispetto di norme di legge.
• Deve andare oltre i requisiti di legge cogenti

Il termine “Buone prassi” compare in molte parti del testo unico come obbligo da parte del datore di Lavoro nell’ambito della valutazione dei rischi, qualora non siano disponibili norme tecniche (elaborate da enti normatori quali UNI –CEI ecc).

L’adozione di buone prassi da parte delle aziende consente di ottenere un elevato punteggio per ottenere la riduzione del premio assicurativo Inail mediante il modulo OT24.

Nel modulo di domanda di riduzione del premio 2013 infatti al punto 11 della sezione B (misure di prevenzione e protezione) vengono conferiti 60 punti (sui 100 necessari) per L’azienda che ha realizzato nuove buone prassi validate della Commissione Consultiva Permanente, e 40 punti su 100 alle aziende che implementano interventi migliorativi coerenti con le buone prassi.

Ricordiamo che la commissione consultiva permanente è istituita presso il Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali. E’ composta da rappresentanti di quasi tutti i Ministeri (Lavoro, pari opportunità , sviluppo economico, interno, difesa, trasporti e infrastrutture, politiche agricole, ecc.), rappresentanti delle Regioni e province autonome, esperti designati dalle associazioni dei datori di lavoro e dai sindacati.

Sintesi del progetto assunto a rango di Buona Prassi

I test svolti per la certificazione del prodotto, possono venire effettuati direttamente presso i laboratori dei clienti (attività di witness), esponendo i dipendenti UL a rischi non controllabili dal Datore di lavoro in quanto i locali non sono sotto la sua diretta gestione e controllo e possono trovarsi anche all’estero (paesi zona UE).

Da colloqui con il personale, è apparso evidente come la problematica dei rischi ai cui i tecnici witness sono sottoposti sia critica e fortemente sentita.
Vi possono essere rischi connessi all’uso di macchine, elettrici, esplosione ecc.
E’ risultato critico anche il livello di sicurezza degli ambienti di lavoro gestiti dai clienti e il rischio da interferenza.
Il sopralluogo da parte RSPP presso clienti non era praticabile per motivi economici e di segretezza industriale.
Per tale motivo si è deciso di ricorre a questionari, efficaci e semplici, compilati da tutti i tecnici interessati al rischio per ottenere la fotografia del del livelli di sicurezza dei clienti ed alla tipologia dei rischi ai quali i tecnici sono esposti.
I lavoratori hanno partecipato non solo alla compilazione ma anche alla stesura e taratura del metodo.

Questa metodologia, ha permesso di recuperare informazioni pregiate in quanto i “tecnici witness” sono i soli a conoscere la realtà operativa dove sono chiamati ad operare presso i clienti (per questo punto, l’elevata competenza e livello professionale in possesso dei tecnici UL è stata di fondamentale importanza).

Le risposte ai questionari sono state trattate con metodo statistico per evidenziare i casi più significativi ai quali porre rimedio con maggiore celerità. Inoltre si è potuta attuare la “partecipazione attiva” dei lavoratori e loro rappresentanti al processo di valutazione dei rischi.

Le conclusioni emerse hanno permesso di migliorare:
-la valutazione dei rischi di dettaglio
-i processi di formazione del personale sui temi più critici.
-la raccolta di informazioni prima dell’accesso presso i clienti
-la dotazione di DPI
- le modalità operative del personale presso i clienti;
- i vincoli contrattuali con il cliente al fine dei garantire un livello di sicurezza adeguato ai
tecnici UL.
- le richieste verso i propri clienti in merito alla tipologia di ambienti, macchinari e personale da fornire per lo svolgimento delle attività di verifica.

La metodologia adottata ha comportato un miglioramento del clima aziendale e soprattutto ha permesso di incrementare, grazie al loro coinvolgimento, la sensibilità dei lavoratori nei confronti delle tematiche di sicurezza sul lavoro, focalizzandone l’attenzione anche sulla propria sicurezza.

I questionari oltre a rilevare rischi “noti a priori” hanno dato ampio spazio all’individuazione di pericoli potenziali (mancati infortuni, comportamenti pericolosi e in generale altri eventi da segnalare).

I tempi ed i costi di un approccio classico alla valutazione dei rischi (raccolta di informazioni, sopralluogo dei componenti del servizio di prevenzione e protezione presso i clienti con sedi in Italia e all’estero) sarebbero stati molto alti: trasferimenti, pernottamenti, tempo, rapporti e scambio di materiale, lettura documenti (anche in lingue differenti dall’italiano).
Al contrario, l’approccio utilizzato ha comportato il raggiungimento degli obiettivi a costo quasi nullo: costi orari per creare e tarare il questionario ed i costi orari dei singoli lavoratori per compilarlo.
In più si è raggiunto l’obiettivo del coinvolgimento del personale, il quale è diventato partecipe della propria sicurezza e tutela.

Esportabilità del metodo

La metodologia adottata non è di difficile realizzazione e richiede dell’esperienza per creare i questionari e tararli.
Di fatto è una soluzione esportabile a tutte quelle realtà che hanno dei lavoratori che, recandosi presso terzi, operano fuori dalla sede aziendale: ad esempio commerciali, tecnici e gli stessi dirigenti.

Link correlati
-buona prassi citata nel sito del ministero del Lavoro
-elenco buone pratiche premiate nel 2009
-riduzione del premio Inail e modulo OT24
 
 

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