Formazione rischi specifici e ATECO

Pubblicato il 30 Dicembre 2013

Formazione rischi specifici e ATECO

Formazione rischi specifici e ATECO

Commento da parte ing. Riccardo Borghetto


Interessantissima la risposta all’interpello 11/2013 relativa all’obbligo di rispettare la formazione (e le relative ore minime) derivanti dal codice ATECO di riferimento.


Il quesito formulato da FederAmbiente chiede se la durata e i contenuti della formazione possano prescindere dall’appartenenza ad uno specifico settore ATECO e possano essere tarati sulla effettiva condizione di rischio che si rileva per ciascuna attività lavorativa a valle del processo di valutazione.


La risposta della commissione interpelli è positiva e di fatto fa cadere un pilastro portante dell’accordo Stato Regioni ove si affermava che le ore dei corsi di formazione rischi specifici erano “minimi” e legati al codice ATECO di appartenenza dell’azienda. Potevano casomai essere aumentati in funzione dei rischi presenti, ma non diminuiti.


Questo avrà un notevole impatto sulla formazione per le aziende e restituisce al formatore la funzione di progettare contenuti e durata in funzione dei rischi prescindendo dai vincoli del codice Ateco di riferimento.


Il testo dell’ Accordo Stato Regioni del 21/12/2012 era infatti il seguente:

“ ..la formazione ..deve avere durata minima di 4, 8 o 12 ore, in funzione dei rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del

settore o comparto di appartenenza dell’azienda…”
 

Durata Minima in base alla classificazione dei settori di cui all’Allegato 2 (Individuazione

macrocategorie di rischio e corrispondenze ATECO 2002-2007):

• 4 ore per i settori della classe di rischio basso;

• 8 ore per i settori della classe di rischio medio;

• 12 ore per i settori della classe di rischio alto.

La trattazione dei rischi sopra indicati va declinata secondo la loro effettiva presenza nel settore di

appartenenza dell’azienda e della specificità del rischio ovvero secondo gli obblighi e i rischi propri

delle attività svolte dal lavoratore autonomo, secondo quanto previsto all’articolo 21 del D.Lgs. n.

81/08. I contenuti e la durata sono subordinati all’esito della valutazione dei rischi effettuata dal

datore di lavoro, .. e vanno pertanto intesi come minimi. Il percorso formativo e i relativi argomenti possono essere ampliati in base alla natura e all’entità dei rischi effettivamente presenti in azienda, aumentando di conseguenza il numero di ore di formazione necessario.


Vediamo la risposta della commissione interpelli in sintesi:


“Le linee guida applicative (Accordo Stato-Regioni 25/7/2012) dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011, chiariscono che la classificazione dei lavoratori, “può essere fatta anche tenendo conto delle attività concretamente svolte dai soggetti medesimi, avendo a riferimento quanto nella valutazione dei rischi”.


L’articolo 37, comma 1, del D.Lgs. n. 81/2008, prevede che “il datore di lavoro assicura che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento ai […] rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda”.


Alla luce delle vigenti disposizioni normative ed in particolare sulla base di quanto indicato dalle linee guida dell’accordo Stato Regioni del 21/12/2011, citate in premessa, la formazione può essere riferita all’effettiva mansione svolta dal lavoratore e pertanto, in linea di principio, la durata del corso può prescindere dall’appartenenza al codice Ateco riferita, viceversa, all’attività di impresa.”
 

Vai alla pagina del sito con le risposte agli interpelli.

 
 

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