Nuova direttiva: Radiazioni ionizzanti e Radon

Pubblicato il 08 Maggio 2014

Direttiva 2013/59/Euratom Radiazioni ionizzanti e Radon

Direttiva 2013/59/Euratom Radiazioni ionizzanti e Radon

Il 17 gennaio 2014 è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale Europea la Direttiva 2013/59/Euratom che fissa le norme fondamentali di sicurezza uniformi relative alla protezione sanitaria delle persone soggette ad esposizione professionale, medica e della popolazione contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti.

Gli Stati membri potranno conformarsi alla direttiva entro il 6 febbraio 2018.

La nuova direttiva nasce dalle indicazioni fornite dagli esperti nominati dal Comitato scientifico e tecnico che hanno sottolineato l'opportunità di tenere conto, nel trattato EURATOM, delle nuove raccomandazioni della Commissione internazionale per la protezione radiologica (ICRP).
La direttiva contempla tutte le situazioni di esposizione e tutte le categorie di esposizione, vale a dire l'esposizione professionale, della popolazione e mediche.

Con un occhio di riguardo viene trattata l’esposizione al Radon, un gas radioattivo, incolore e inodore, che, immesso nell'aria dal suolo e da alcuni materiali da costruzione, può risultare cancerogeno.

Gli studi compiuti negli ultimi anni hanno infatti messo in evidenza gli effetti sulla salute dell'esposizione al radon, in particolare negli ambienti chiusi, come le abitazioni e i luoghi di lavoro.
Si stima che l’esposizione al radon sia la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di tabacco. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, soltanto in Italia il radon provoca dal 5 al 20% di tutti i casi di tumore al polmone ogni anno.

La direttiva ha quindi richiesto agli Stati membri di stabilire livelli di riferimento nazionali per le concentrazioni di radon in ambienti chiusi. Gli stati dovranno anche promuovere interventi volti a individuare le abitazioni che superano i limiti e incoraggiare misure di riduzione della concentrazione di radon in tali abitazioni.

Ad oggi in Italia la normativa in materia (D.Lgs. 26 maggio 2000, n. 241) riguarda tuttavia soltanto gli ambienti di lavoro e fissa un livello di riferimento di 500 Bq/m³ quando invece molti Paesi comunitari hanno adottato valori di riferimento più bassi.
Viene inoltre richiesta la definizione di un piano d'azione nazionale che affronta i rischi di lungo termine dovuti alle esposizioni al radon nelle abitazioni, negli edifici pubblici e nei luoghi di lavoro per qualsiasi fonte di radon, sia essa il suolo, i materiali da costruzione o l'acqua.
In Italia il “Piano nazionale radon” è stato predisposto nel 2002 e viene condotto e aggiornato dall'Istituto Superiore di Sanità al fine di proporre azioni di riduzione del rischio.
Si presuppone quindi che la nuova Direttiva comunitaria comporterà l'introduzione in Italia di una normativa di recepimento auspicabilmente finalizzata ad un'effettiva prevenzione di una delle più diffuse cause di tumore polmonare.

 

Link alla direttiva QUI

Direttiva 2013/59/Euratom Radiazioni ionizzanti e Radon

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