Un paese verso la legalità

Pubblicato il 12 Novembre 2012

Un nuovo passo avanti della legislazione nazionale verso l’allineamento alla normativa internazionale in tema di “legalità”.

In verità si è trattato di un “mezzo” passo, ma sempre meglio rispetto all’immobilismo che per più tempo invece ha contraddistinto il nostro paese su quest’ordine di problemi. La corruzione sappiamo che rappresenta un temibile ganglio per il sistema sociale, nonché un serio ostacolo allo sviluppo e la crescita economica di una nazione. E’ infatti il circuito degli affari che viene penalizzato e che risulta maggiormente coinvolto dal dilagare delle pratiche illegali. Non basta e non è bastato quindi ascrivere nel codice penale una fattispecie di reato, se mancano gli strumenti concreti per un efficace contrasto. Questo l’obiettivo e la motivazione che hanno negli ultimi anni convinto i legislatori di vari paesi occidentali ad intensificare, con accordi multilaterali, collaborazioni giudiziarie e normative condivise, la lotta ai reati di corruzione e concussione. Questo anche l’obiettivo del legislatore italiano, realizzato con l’introduzione, una decina di anni or sono, del “decreto 231”.

Tuttavia il cerchio non era ancora stato chiuso completamente, od almeno non ancora secondo quanto la comunità internazionale avrebbe voluto. Così invece lo è, almeno al 90%, dal 31 ottobre di pochi giorni fa.

L’approvazione del DDL n.4434 infatti porta importanti novità in ordine al contesto di cui trattasi. Sicuramente la posizione del nostro paese nella lotta all’illegalità ne esce rafforzata: diverse pene sono inasprite, è istituita una nuova autorità competente, sarà introdotto un codice deontologico riservato ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, viene aperto un canale di comunicazione tra il cittadino e le autorità con particolari forme di tutela per i casi di denuncia, viene, finalmente, inclusa tra i reati anche la corruzione “privata”.

In particolare proprio su quest’ultimo punto fa forza l’azione progressiva di diffusione della legalità e del buon comportamento tra gli operatori economici. La fattispecie di reato è stata infatti anche inclusa nel perimetro di competenza del decreto “231”, che rappresenta uno strumento senza dubbio molto efficace nell’ambito della repressione da parte delle autorità competenti. Purtroppo la consistenza del “mezzo passo” che si richiamava in apertura sta proprio qui e tra poco spiegheremo perché, ma “aussi bien”.    

L’approvazione del disegno di legge ha portato una modifica all’art.25-ter del decreto 231. Ma tra il disegno di legge e le modifiche al decreto non c’è esatta corrispondenza. Mentre l’approvazione del disegno di legge prevede nei casi di corruzione privata ai sensi del codice civile ex art.2635, ai suoi primi commi, la punibilità di chi, dipendente od amministratore, riceve vantaggi per la tenuta di comportamenti infedeli verso la propria azienda, al suo terzo comma istituisce la pena anche per chi offre tali vantaggi, cioè il corruttore. Ebbene, il nuovo articolo 25-ter non prevede l’attivazione della responsabilità amministrativa della persona giuridica nei casi elencati ai primi commi, ma solo per questo terzo. In buona sostanza non viene considerato il coinvolgimento della responsabilità dell’ente cui il corrotto fa parte, per rappresentanza o rapporto di dipendenza.

Una misura, quindi, a metà. E’ pur vero che per ogni corruttore c’è almeno un corrotto, ma va tenuto conto che il comportamento che più manifesta e promuove le situazioni di illegalità risiede proprio nella “disponibilità” ad assumere atteggiamenti scorretti in presenza della possibilità di acquisire diversi possibili vantaggi. In buona sostanza potrebbe essere più facile trovare una persona disposta ad essere corrotta che una intenzionata a prendere l’iniziativa di corrompere. Perseguire entrambe le situazioni, in ogni caso, è senz’altro più efficace in termini di diffusione della mentalità di buona pratica e rispetto della legalità.

Ma non è il caso di assumere una visione “nichilista” del dettato legislativo.

Piuttosto va registrato, come si diceva in apertura, un “passo avanti”.     

Ricordo qualche anno fa, quando iniziai ad occuparmi dei modelli organizzativi finalizzati all’esenzione dalla responsabilità amministrativo-penale delle persone giuridiche, che l’interesse da parte delle aziende era piuttosto basso; una considerazione questa che ho avuto modo di fare e condividere anche in diverse altre sedi. Quello che più si sentiva affermare è che il decreto sulla responsabilità delle persone giuridiche “riguardava solo le imprese che avevano rapporti commerciali per la fornitura di beni o servizi con la Pubblica Amministrazione”.   

Oggi è aggiunto un altro tassello perché tutti debbano guardare con  più attenzione a questa materia: anche la corruzione privata è entrata a far parte dell’elenco delle fattispecie di reato incluse nel “perimetro 231”, anche se in modo ancora non pienamente soddisfacente.

Se ciò tuttavia serve a promuovere nel nostro sistema economico e sociale l’attenzione alla “compliance”, dobbiamo solo manifestare la nostra soddisfazione e la nostra solidarietà con tutta quella parte di economia che ha sempre operato nell’ambito della competizione corretta e nel rispetto delle regole, complimentandoci a vicenda per il riconoscimento che di fatto viene reso a tutto ciò dal cammino legislativo che il nostro paese sta comunque facendo.

commento a cura Dott. Claudio Donzi
 

 

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