Decreto 231, teorema già dimostrato

Pubblicato il 12 Giugno 2013

E’ con il deposito di una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24841 del 6 giugno u.s., che, al di là delle determinazioni riferite al caso per il quale la Corte si è specificatamente espressa, viene fornita una chiara esplicitazione di quanto possa ormai considerarsi determinato il perimetro di competenza del decreto sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche in ordine alle numerose fattispecie dei reati penali.

La sentenza stabilisce che la responsabilità amministrativa delle società si applica anche ai reati tributari se sono il fine di una associazione per delinquere, individuando quest’ultima nel compimento del reato all’interno dell’organizzazione aziendale. E’ infatti la fattispecie della associazione delittuosa ad essere compresa nel perimetro del decreto “231” e non, come noto, quella dei reati di carattere tributario.

Qui cioè rientra in oggetto la criminologia dei reati tributari, che non rientrerebbe in modo mirato nell’ambito del decreto “231”, ma che di fatto finisce per esservi in questo modo compresa.
In verità il sottoscritto, proprio su queste “colonne”, si era già espresso in tal senso, pochi mesi fa.

Tuttavia la portata di questa sentenza è oltremodo particolare e determinante. Occorre infatti innanzi tutto considerare la fattispecie di reato rientrante nella “associazione per delinquere”. Questo è un delitto contro l'ordine pubblico, previsto dall' art. 416 del codice penale italiano, la cui condizione caratteristica è in estrema sintesi l’esecuzione del reato in concorso tra più soggetti. Tale requisito, possiamo ritenere senza alcun dubbio, è quasi sempre rintracciabile in una organizzazione aziendale, che nella sua propria natura comporta usualmente la collaborazione tra più soggetti funzionali e quindi tra di loro in “concorso”.

Gli esperti di procedure giudiziarie assicurano che il meccanismo dell’associazione delittuosa conferisce particolare incisività agli strumenti di repressione disponibili alle forze dell’ordine ed alla magistratura. In passato lo stesso decreto legislativo n.74/2000 – noto con la definizione di “manette agli evasori” – non sembra aver conseguito pari risultati.

Sta di fatto che la configurazione dell’associazione per delinquere, associata ai reati di tipo tributario, consente la piena applicazione delle misure riferite alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, realizzando in tal modo, per le considerazioni appena esposte, l’inclusione della fattispecie “tributaria” nel perimetro della “231”. Nessuno infatti è presumibile possa escludere il compimento in concorso tra più soggetti, parte appunto dell’organizzazione aziendale, dell’azione delittuosa che realizza la frode fiscale.
Conseguenza di tutto ciò, evidentemente, è la necessità di configurare i modelli organizzativi, da parte delle società, anche in previsione della disponibilità di misure di prevenzione in grado di agire efficacemente per il controllo dei processi amministrativi attraverso i quali vengono gestite tutte le attività di osservanza delle norme tributarie.

In particolare il modello organizzativo dovrà approfondire in tale ambito gli illeciti che l’art.24 ter del d.lgs 231 richiama sotto l’elencazione dei reati di criminalità organizzata, con particolare attenzione, dopo appunto la citata sentenza della Cassazione, all’ambito amministrativo-fiscale.

In tal senso i modelli vedranno in termini di sistema di controllo una articolazione non indifferente, che non dovrà certo limitarsi alla previsione di specifici organi societari quali i Collegi Sindacali e le Società di Revisione. Il modello organizzativo, “alias” il sistema di controllo interno, dovrà assumere in sé stesso procedure di verifica che si rifanno ai più conosciuti standard di revisione interna, integrando quindi le metodologie di controllo periodico trimestrale, tipiche dei citati organi societari, con le più continue ed approfondite operazioni di validazione interna che sono usualmente applicate dalla funzione di “Internal Auditing”, che assumerà così pienamente la figura di efficiente “braccio operativo” dell’Organismo di Vigilanza.

Un’altra “frontiera” nel processo di avvicinamento tra “sistemi di controllo interno”, sistemi di gestione aziendale” e “modelli organizzativi 231” è così abbattuta.

 

 
 
 

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